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sabato 23 marzo 2013

Sapir su Cipro: Draghi usa il blocco della liquidità. - Vocidall'estero.blogspot


Per  Jacques Sapir con quest'atto di forza nei confronti di Cipro la BCE ha gettato la maschera: si cerca l'accordo con la pistola alla tempia.  E  le conseguenze sarannomolto gravi, comunque vada.


Il "blocco della liquidità" attuato dalla BCE a Cipro è un atto di straordinaria gravità, le cui conseguenze devono essere studiate attentamente. La decisione di Mario Draghi si concentra su due aspetti: prima di tutto la BCE non alimenta più la Banca centrale di Cipro di contante, in secondo luogo interrompe le transazioni tra le banche di Cipro e il resto del sistema bancario dell'area dell'euro. Quest'ultima misura è di gran lunga la più grave. Da un lato, è una condanna a breve termine delle banche Cipriote (ma anche delle società con sede a Cipro, che siano Ciprote o no) perché ormai non possono più fare transazioni con il resto dell'eurozona. D'altra parte, equivale a un "blocco" economico, che in diritto internazionale equivale a un "atto di guerra". Questo per comprendere la gravità della decisione di Mario Draghi, che potrebbe anche essere oggetto di un ricorso dinanzi a un tribunale internazionale. In altre parole, questa responsabilità assunta da Mario Draghi potrebbe, un giorno, farlo comparire davanti a un tribunale, internazionale o meno.

Per l'interruzione dei rapporti tra le banche Cipriote e la zona Euro, l'argomento adottato a giustificarla è il "dubbio" sulla solvibilità di tali banche cipriote. E' ovviamente un pretesto, perché di "dubbi" ce ne sono stati sin dallo scorso mese di giugno. Tutti sanno che come conseguenza dell' "haircut" imposto ai creditori privati della Grecia, le banche di Cipro sono state notevolmente indebolite. La BCE a suo tempo non aveva reagito e non aveva preso in considerazione la questione della ricapitalizzazione delle banche come un problema urgente. Decide di farlo dopo la bocciatura da parte del Parlamento Cipriota del testo dell'accordo imposto a Cipro da parte dell'Eurogruppo e della Troika. Non si poteva essere più chiari. Il messaggio inviato da Mario Draghi è il seguente : O vi piegate a quello che abbiamo deciso o ne subirete le conseguenze. Questo non è solo un messaggio, è un ultimatum, che ci dà la misura del fatto che tutte le dichiarazioni sul "consenso" o "l'unanimità" che avrebbe presieduto alla decisione dell'Eurogruppo sono solo delle coperture di quello che sembra essere un vero diktat.

Comunicato della Commissione Europea del 20 Marzo 2013

Dichiarazione della Commissione europea su Cipro

Sin dall’autunno del 2011 le autorità di Cipro e la Commissione europea hanno discusso la possibilità di fornire assistenza al Paese nell’ambito di un programma. 
A luglio 2012 Cipro ha avanzato formalmente una richiesta di aiuto nell’ambito di un programma, richiesta motivata principalmente da problemi del settore bancario, che aveva dimensioni insostenibili per l’economia cipriota. Con il governo precedente non è tuttavia stato possibile raggiungere un accordo in merito. 
Sabato scorso gli Stati membri dell’Eurogruppo, compreso Cipro, hanno finalmente raggiunto un accordo unanime su un programma che rispettava le condizioni stabilite dagli Stati membri, dalla BCE e dal FMI e hanno deciso di prestare a Cipro 10 miliardi di EUR. Tra le condizioni poste figurava anche il raggiungimento di un livello di sostenibilità del debito accettabile e il rispetto dei relativi parametri finanziari. 
Sebbene il programma non corrispondesse pienamente alle proposte e alle preferenze della Commissione, essa ha sentito il dovere di appoggiarlo perché le alternative avanzate erano sia più rischiose che meno efficaci per l'economia di Cipro.

Il parlamento cipriota ha respinto questo programma.

Spetta ora alle autorità del Paese presentare uno scenario alternativo che rispetti i criteri di sostenibilità del debito e i parametri finanziari corrispondenti.

La Commissione ha fatto il possibile per aiutare Cipro e per giungere a una soluzione costruttiva e regolata. Le decisioni, tuttavia, sono prese dagli Stati membri e la loro cooperazione, come quella di Cipro, è indispensabile. La Commissione è pronta a facilitare il raggiungimento di una soluzione e mantiene i contatti con Cipro, con gli altri Stati membri dell’Eurogruppo, con le istituzioni europee e con il FMI.

Per quanto riguarda il prelievo una tantum sui depositi al disotto dei 100.000 EUR, la Commissione ha chiarito in sede di Eurogruppo, prima del voto del parlamento cipriota, che sarebbe stata accettabile anche una soluzione alternativa che rispettasse i parametri finanziari, preferibilmente senza effettuare alcun prelievo sui depositi al disotto dei 100.000 EUR. Le autorità di Cipro non hanno accettato questa alternativa. 

Ma vi è un messaggio nel messaggio. Con un solo gesto, Mario Draghi ha appena fatto saltare la finzione di una decisione collettiva della BCE, perché il governatore della Banca centrale di Cipro non ha dato il suo consenso. Le regole non sono state rispettate. Quindi, ha appena detto al mondo che le decisioni non sono prese dall'Eurogruppo e dall'Unione europea, ma da lui, e da lui soltanto, funzionario designato e non eletto, irresponsabile nel senso politico del termine. In questo incidente si rileva nel modo più pieno la natura profondamente tirannica delle istituzioni create nel quadro europeo. La retorica della cooperazione e della competenza cedono il passo al freddo rapporto di forze e al senso del potere.

Mette fine all'ipocrisia di un accordo deciso all'unanimità (con la pistola alla tempia). Ne va anche del "rispetto del voto" del Parlamento di Cipro, di cui è chiaro che Mario Draghi si fa beffe. Ora le cose sono chiare, e in un certo senso, tanto meglio. Ma non bisognerà meravigliarsi se i partiti, spesso definiti "populisti", che si oppongono alle istituzioni dell'Unione europea saliranno rapidamente nei sondaggi. Ugualmente non bisognerà sorprendersi se nei paesi più colpiti dalla crisi crescerà rapidamente la violenza contro le istituzioni europee e i loro rappresentanti. Perché è nella natura delle cose che la tirannia chiama la violenza.

Qualunque cosa accada, le conseguenze di questa decisione saranno drammatiche. E' possibile che il Parlamento Cipriota, messo sotto pressione, cambi giudizio. Ma in questo modo entrerà in crisi aperta con il suo popolo. La tradizione di violenza politica a Cipro non deve essere trascurata. E' anche possibile che si arrivi al fondo di questa crisi e che Cipro sia di fatto espulsa dalla zona euro a causa della decisione di Mario Draghi. Il precedente stabilito in questo caso avrà implicazioni profonde per tutti gli altri paesi. Nelle prossime 48 ore saremo informati sul corso degli eventi.

Colpirne uno, per educare tutti gli europei del sud

Lost in Europe, un interessantissimo blog di analisi politica ed economica, propone un'interpretazione della condotta tedesca sul caso cipriota: era necessario un caso esemplare da usare come avvertimento per gli europei del sud. Da Lost in Europe


Nella crisi di Cipro le parti si preparano a tutte le opzioni. Piano A, Piano B, uscita o espulsione - tutto è possibile. Gli osservatori a Bruxelles hanno un senso di dejà-vu: come è accaduto un anno fa con la Grecia, Berlino vuole trasformare Cipro in un caso esemplare.

Ricordiamocelo: Schäuble, Söder, Rösler - nell'estate 2012 hanno invitato ripetutamente la Grecia ad uscire. Solo un raid del segretario del tesoro americano Geithner sull'isola di Sylt aveva portato ad una svolta.

Ancora una volta è stato necessario un americano per salvare la Germania e l'Europa da un disastro economoco e da un grande incidente di politica estera. Se lasciamo che Cipro esca, ci saranno dei danni enormi.

E' chiaro che Merkel, Schäuble & Co. intendono usare questa crisi per farne un caso esemplare. Lo ha spiegato in maniera molto chiara il Ministro delle Finanze maltese Scicluna, quando sul "Times of Malta" ha descritto la riunione di venerdi' scorso. Citazione dal "Times of Malta":

"So the package had to create the precedent of penalising the depositor rather than the taxpayer. Of course, like all attacks, the collateral damage to be suffered by the Cypriot people could not be avoided. The €18 billion financial gap had to be filled in partly by a €10 billion EU bail- out and a matching €8.5 billion bail- in. This includes gold sales, privatisation, a stiff levy on interest from bank deposits covering both guaranteed and non guaranteed ones, and an ambitious 4.5 per cent of GDP consolidation which will cut Cyprus’s enormous debt back to 100 per cent by 2020. More questionable for a micro state is a proposed downsizing of their domestic banking sector to European average proportions.

All this was “agreed” to by the Cypriot government representative who, with a pistol to the head, was naturally unusually co- operative. But it took nearly 10 long hours before the Cypriot minister’s body and soul became exhausted enough for him to assent to this accord. As soon as that happened Schauble demanded that all wire transfers to and from the Cypriot banks would cease forthwith.

The feeling one got on exiting the meeting in the early hours of the day was that never in one’s life would one like to dream the experience let alone live it. That is indeed salutary to any finance minister who needs to be reminded that any fiscal slippage in the country’s public finances is done at a great risk to the country’s economic welfare"


Scicluna parla di un'aggressione, di una "pistola puntata alla testa" e di una lezione di vita che Schäuble ha dato agli "amici ciprioti" e agli altri ministri delle finanze. L'insegnamento: ogni situazione finanziaria difficoltosa puo' essere rischiosa per la vita!

Alcuni dei lettori di questo blog e molti tedeschi saranno soddisfatti per questa lezione. Finalmente la Germania è rimasta inamovibile, finalmente un paradiso fiscale è stato smantellato! Perfino Verdi e SPD applaudono.

Ma la gioia naturalmente è destinata a durare poco. Da un latoSchäuble è corresponsabile della crisi, come già scritto (“Schäubles Schuld”). La questione poteva essere risolta amichevolmente già in autunno.

Dall'altro ha imposto a Cipro condizioni impossibili da soddisfare. Ha preteso un "bail-in", vale a dire una partecipazione dei risparmiatori al salvataggio. Ma le casse sono vuote. E' come cercare di rubare qualcosa a un povero - per poi meravigliarsi di non aver trovato nulla.

Ma soprattutto Schäuble è stato arbitrario. Perché Cipro deve cambiare il suo modello di business, se i paradisi fiscali Lussemburgo, Irlanda e Olanda possono andare avanti tranquillamente?

Perché gli investitori russi sono cattivi, mentre quelli britannici, americani e tedeschi (pesantemente esposti in Irlanda) sono buoni? Perché i britannici e i tedeschi hanno potuto salvaguardare i loro investimenti a Cipro, al contrario i russi non hanno potuto?

A quanto pare - ancora una volta - si trattava di farne un caso esemplare per gli europei del sud. Probabilmente si vuole dare anche a Italia e Spagna una dimostrazione di forza. Il nord invece è escluso - e questo non va bene.

martedì 19 marzo 2013

Münchau: per difendere l'Euro presto serviranno i panzer


Wolfgang Münchau, nel suo commento su Der Spiegel, attacca la patrimoniale cipriota e con il solito ottimismo rilancia: siamo di nuovo nel pieno della crisi Euro e non si vedono vie di uscita. Presto i panzer nelle strade? Da Der Spiegel.

I Ministri delle Finanze europei hanno deciso di espropriare i clienti delle banche cipriote - è il peggiore degli incidenti possibili all'interno dell'unione monetaria. Chi continua ad affidare i propri risparmi ad una banca sud-europea deve essere alquanto ingenuo.

E' stata senza dubbio la decisione piu' stupida e pericolosa che i politici dell'Eurozona potessero prendere. Forse è accaduto perché si sono incontrati nelle prime ore del mattino ed erano molto stanchi. O forse perché nella sala c'erano troppi giuristi che hanno finito per concentrarsi solo sui dettagli tecnici perdendo di vista il quadro d'insieme. I Ministri delle Finanze europei hanno partorito troppo in fretta il pacchetto di aiuti a Cipro - scatenando un incendio.

Con la decisione di far pagare prima di tutto i piccoli risparmiatori ciprioti, i Ministri delle Finanze europei ci hanno riportato nella fase acuta della crisi Euro. Perché ora i risparmiatori, non solo a Cipro ma in tutto il sud-Europa, cercheranno in ogni modo di mettere i loro risparmi fuori dalla portata degli stati. Ulteriori espropri forzati sono una certezza. La minaccia è concreta anche in Spagna e Italia. L'assalto alle banche è iniziato.

L'errore fatale è stato il tentativo di aggirare la garanzia sui depositi con un trucco legale. La garanzia sui depositi aveva proprio lo scopo di evitare un assalto alle banche. In questo caso non era importante la natura giuridica della garanzia, se direttamente offerta dallo stato oppure da un fondo di solidarietà, piuttosto la sua credibilità.  A Cipro e ovunque nella zona Euro i depositi fino a 100.000 Euro sono assicurati. Se ora arriva lo stato e dice: scusateci, con un escamotage brillante vi prendiamo i soldi, di fatto una tassa sui patrimoni, viene meno la fiducia. Da un punto di vista giuridico, si passa da una garanzia sui depositi a un furto sui depositi.

 I risparmiatori ritirano i loro depositi

Non sono stati presi in considerazione i segnali economici che una tale decisione avrebbe lanciato: il crollo dei mercati azionari, la caduta dell'Euro, la corsa dei risparmiatori a ritirare i loro risparmi. E' una reazione a catena.

Nel caso di Cipro - almeno temporanemente -  ci si è accordati su di una debole progressività. I depositi sotto i 100.000 Euro sono tassati con un'aliquota del 6.75 %, quelli superiori al 9.9%. E' uno scandalo che il presidente cipriota  Nikos Anastasiades si preoccupi solamente dei depositi con importi elevati. Lui ovviamente non voleva far arrabbiare i milardari russi e far fuggire coloro che avevano scelto Cipro come porto sicuro per il riciclaggio di denaro. E cosi' i piccoli risparmiatori hanno dovuto colmare il buco nato dall'evidente solidarietà fra il presidente Anastasiades e i criminali. 

Quello che mi fa arrabbiare ancora di piu' del comportamento scandaloso del Presidente, è la complicità dei Ministri delle Finanze europei. Avrebbero dovuto insistere per far applicare la tassa patrimoniale solo oltre i 100.000 € in modo da evitare il rischio contagio.

Io credo che da qui a mercoledi si raggiungerà un accordo su una franchigia oppure le cifre saranno riviste, in modo da avere il voto favorevole del parlamento di Nicosia. Il danno pero' è già stato fatto. Il mondo intero sa che i Ministri delle Finanze europei non hanno alcun problema nell'aggirare l'assicurazione sui depositi. L'inaspettata dichiarazione pubblica del capo dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, secondo cui al momento non sarebbero in programma altre misure simili, parla da sé.

Reazione a catena, dopo Cipro, la Grecia, il Portogallo, la Spagna e poi l'Italia.

Le banche sono in difficoltà anche in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Questi stati sono troppo deboli per garantire l'assicurazione sui depositi in maniera credibile. In Spagna già si parla di una partecipazione dei piccoli risparmiatori. Alla prossima opportunità si tirerà fuori dal cassetto il modello Cipro e si chiederà ai risparmiatori di passare alla cassa. Chi non ritira il proprio denaro dalle banche sud-europee, è davvero un ingenuo. 

Per ripristinare la fiducia dopo questo strappo, si dovrebbe fare un passo che a Berlino invece si vuole evitare. Si dovrebbe introdurre una garanzia sui depositi a livello europeo, soprattutto senza clausole scritte con caratteri piccoli. Non penso che il governo attuale sia disponibile. Non posso nemmeno credere che un governo guidato dalla SPD sarebbe pronto a farlo. 

E siamo di nuovo al punto in cui eravamo la scorsa estate, prima che Mario Draghi calmasse i mercati. Abbiamo di nuovo una reazione a catena, da Cipro verso la Grecia, poi il Portogallo, dopo la Spagna e quindi l'Italia.

E siamo di nuovo ad un bivio, uno di quelli che Angela Merkel voleva evitare. O facciamo un passo in avanti verso una vera unione bancaria - oppure un passo indietro via dall'Euro. Naturalmente non faremo né l'uno né l'altro, si cercherà ancora una volta di apettare. E con ogni ritardo il conto sarà sempre piu' salato.

I lettori di questa rubrica sanno che sostengo con convinzione l'Euro, compresi gli strumenti necessari per garantirne il successo. Ma prima o poi si arriverà al punto in cui non c'è piu' nulla di ragionevole nel tenere in piedi una valuta, se ai governanti  manca la volontà e la competenza per gestirla in maniera saggia.

Si avvicina il giorno in cui l'Euro potrà essere difeso solo con i panzer. E allora non varrà piu la pena difenderlo.

Vocidallagermania


Cipro: De Grauwe; mossa stupida, rischiano euro e Italia


Soluzione prelievo su depositi puo' spingere verso nuova crisi


(ANSA) - BRUXELLES, 18 MAR - ''Una decisione di una stupidita' estrema che rischia di spingere la zona euro in una nuova crisi''. Per Paul De Grauwe, economista belga e professore alla London School of Economics, il giudizio sul metodo scelto per salvare Cipro dalla bancarotta e' senza appello. ''Qualche anno fa abbiamo deciso - spiega De Grauwe - di stabilire un sistema europeo di garanzia per i depositi fino a 100 mila euro per stabilizzare il sistema, arriva la crisi a Cipro e di colpo si decide di non applicare piu' la norma''. ''Cio' vuol dire - insiste l'economista - che se la crisi colpisce con piu' forza in Spagna o in Italia, i correntisti correranno alle banche e allora si creera' una crisi bancaria di grande proporzioni''. Pericoli soprattutto per l'Italia: ''Ci sono dei rischi legati alla situazione politica, se si aggiungeranno problemi di bilancio e si iniziera' a parlare della richiesta di un sostegno finanziario, allora si porra' il problema per i risparmiatori, che non vorranno perdere i loro soldi, cio' creera' una crisi autorigenerante e non sara' facile uscirne''. Secondo De Grauwe una ''soluzione di buon senso'' al caso cipriota sarebbe stata mantenere la garanzia fino a 100 mila euro e, ''al di sopra di questa cifra, applicare un haircut del 15-20%'', sarebbe stata una ''soluzione normale''. (ANSA)

domenica 17 marzo 2013

Cipro, la Ue ordina il prelievo sui depositi

Riprendiamo da "Il Giornale" l'articolo di oggi di Claudio Borghi Aquilini sul salvataggio di Cipro, la situazione, anche alla luce della nazionalizzazione della banca olandese SNS e l' esproprio dei titoli ai suoi obligazionisti, ormai si sta delineando per quello che è sempre stata e per quello che abbiamo sempre denunciato, ovvero una colossale crisi di credito tra banche europee, da una parte quelle che hanno prestato in maniera scriteriata, dall' altra quelle che hanno preso capitali, forse in maniera insensata, ma in buona parte costretti dal perenne squilibrio della bilancia dei pagamenti tra paesi periferici e paesi core, entrambi gli schieramenti ugualmente colpevoli.
Ora, vendendo ai popoli del sud europa, la vergognosa menzogna che essi avrebbero vissuto al di sopra delle proprie possibilità, che il problema di queste nazioni è la spesa pubblica ed il conseguente debito pubblico, questi stessi popoli vengono chiamati a salvare banche private, controllate da banche nazionali indipendenti, che afferiscono alla BCE, organismo indipendente per eccellenza.
Questo è il colossale fallimento della politica monetaria che impera in Europa fin dall' inizio degli anni 80, allorquando si convinsero i popoli che la banca nazionale ed il sistema bancario dovevano essere indipendenti dal potere esecutivo, questo è il  fallimento del mercato privato e dell' idea imperante della supremazia del privato sul pubblico, ma leggiamo l' articolo:


"Dopo il default della Grecia e i fallimenti bancari, è l'ennesimo esempio dell'Eurogiungla in cui viviamo"

Ieri a Cipro è stato rotto quello che per tutto il mondo (tranne che per l'Italia del '92) era un tabù assoluto, vale a dire la sicurezza dei depositi bancari.

Fra le condizioni imposte all'isola per poter ricevere (dopo Irlanda, Portogallo e Grecia) gli aiuti europei, quantificati in 10 miliardi, è apparso un prelievo straordinario del 6,75% sui depositi fino a 100mila euro e del 9,9% oltre questa cifra. La tassa dovrebbe rendere alle casse di Nicosia 5,8 miliardi. Colpirà tutti i depositanti, ma ai residenti verrà rimborsata con azioni della loro banca. Si tratta dell'ultimo disperato tentativo degli eurocrati di Bruxelles di mettere i conti dei propri errori sui tavolini altrui.

Tutto è cominciato con la disastrosa gestione della crisi greca: le banche di Cipro avevano investito grandi somme nei titoli di Stato di Atene, venendo colpite dall'insolvenza imposta da Merkel e Sarkozy. Da allora la crisi di fiducia si è trascinata fino alla richiesta di aiuti alla Ue che ha previsto prestiti per 10 miliardi condizionati a misure punitive quali l'aumento delle tasse sulle imprese e, appunto, il prelievo sui depositi. Ironicamente, nella metà dell'isola sotto il controllo turco non si registrano problemi; nella metà dell'Euro, invece, l'economia sta implodendo.

Sembrano passati secoli da quando alcuni anni fa si cominciò a discutere di uno schema europeo di garanzia dei depositi: invece dei modelli virtuosi sembra che l'Europa si affretti a copiare gli esempi deteriori, prendendo in questo caso come esempio la tassazione notturna dei conti correnti ideata nel 1992 dall'allora premier Giuliano Amato per «infondere fiducia» alla nostra moneta sotto attacco speculativo. Ovviamente la tassa peggiorò le cose e pochi mesi dopo la lira fu costretta a svalutare: oggi ci si domanda quali saranno le conseguenze se si comincerà a pensare che questa prassi potrebbe diventare la regola, con il rischio di una fuga di capitali pericolosissima per tutta l'eurozona. Di errore in errore, di eccezione in eccezione il vecchio continente sta diventando infatti una specie di trappola per i risparmiatori.

Con la Grecia per la prima volta abbiamo infatti assistito al mancato rimborso di titoli di stato espressi in propria valuta (l'Argentina aveva debiti in dollari). Non più tardi di un mese fa la virtuosa Olanda, nel silenzio generale, ha espropriato con una nazionalizzazione i detentori di obbligazioni subordinate (fra cui centinaia di italiani) della SNS Bank, la quarta del paese, lasciandoli con un pugno di mosche in mano. Con l'esempio di Cipro ora potremo infine segnalare al mondo che in Europa nemmeno i conti correnti sono più al sicuro. Quello che lascia sbalorditi è la casualità degli interventi e la sottovalutazione delle conseguenze che questi atti provocano nella fiducia degli investitori, il tutto condito con motivazioni di carattere morale che poco hanno a che fare con le responsabilità di chi si ritrova a dover pagare, dato che la vigilanza sulle imprudenze degli istituti di credito è in capo alle banche centrali che, per dogma europeo, devono essere del tutto indipendenti.

Si è detto che i conti correnti di Cipro erano gonfi dei soldi degli «oligarchi russi» (che però non erano così spregevoli quando li hanno depositati) e che il prelievo «è stato necessario per non pesare troppo sui contribuenti»: ebbene, come ha detto un cittadino di Cipro intervistato per strada: «Io, che sono contribuente e correntista, sono stato derubato due volte». Benvenuto nell'Eurogiungla.

Claudio Borghi Aquilini per "Il Giornale"

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