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mercoledì 20 marzo 2013

Crisi, Germania accusata di dumping sociale davanti all’Unione europea

Ecco qua, questo è per quelli che: La Germania non sente la crisi perchè sono belli biondi e produttivi, noi non cresciamo perchè siamo pigri e invece di lavorare andiamo al mare, non è colpa dell' euro nè tantomeno delle politiche deflazionistiche (leggi mercantiliste) della Germania, no, siamo noi che non abbiamo fatto le riforme strutturali, che abbiamo un mercato del lavoro ingessato che abbiamo i sindacati che rompono i cosidetti, eccolo il modello che si vuole imporre all' Italia, ecco i risultati comparati sulla produzione industriale in Germania e in Italia prima e dopo l' euro ( vedi grafico sotto ), e adesso sapete anche il perchè.






I ministri belgi dell’economia e del lavoro Johan Vande Lanotte e Monica De Coninck, dopo che alcune aziende del loro paese sono state costrette a chiudere per concorrenza sleale, hanno deciso di denunciare Berlino che sfrutta lavoratori immigrati pagandoli 3-4 euro l'ora senza contributi e in condizioni sanitarie disastrose.



Dumping sociale. L’accusa è arrivata direttamente sul tavolo della Commissione europea. E’ il Belgio a denunciare la Germania di sfruttare i lavoratori immigrati, principalmente romeni e bulgari, assunti da società fittizie e costretti a lavorare per 3-4 euro l’ora per 10 ore al giorno, senza sicurezza sociale, in condizioni sanitarie disastrose. Con la conseguenza che le imprese belghe sono costrette a chiudere o a delocalizzare.
I ministri belgi dell’economia e del lavoro Johan Vande Lanotte e Monica De Coninck, dopo una visita ad Hannover dove hanno discusso con le autorità tedesche della questione, hanno annunciato che scriveranno all’esecutivo Ue “per chiedere di mettere fine a queste pratiche”. “Non cerchiamo il confronto con un paese ma si tratta qui di mettere fine a pratiche indegne” hanno affermato i ministri, spiegando di aver deciso di agire dopo essere stati messi al corrente che alcune aziende belghe nel settore della macellazione hanno cominciato a chiudere, ristrutturare o delocalizzare proprio verso la Germania, non riuscendo più a far fronte alla concorrenza sleale dei suoi bassi costi.
“Aspettiamo di ricevere la lettera e vedere nel dettaglio le accuse”, ha dichiarato il portavoce del commissario UE agli affari sociali Lazslo Andor, che ha riconosciuto come in Germania ci sono “7,5 milioni di persone che svolgono mini-lavori il cui salario mensile arriva al massimo a 450 euro senza contributi né sicurezza sociale”. Non esiste, infatti, un salario minimo per queste categorie di lavori. E quindi, ha accusato il ministro Lanotte, “tutto è permesso perché non si infrange nessuna legge dal momento che non ce ne sono”. L’anno scorso, ha ricordato la Commissione, tra le raccomandazioni rivolte a Berlino c’erano proprio l’aumento dei salari in parallelo con la produttività e l’uscita dei lavoratori dalla “trappola dei mini-lavori”, come quelli su cui punta il dito il Belgio, verso impieghi più stabili.

giovedì 7 febbraio 2013

Siamo sicuri che la Germania sia un paradiso ?

Abbiamo più volte scritto di come i luoghi comuni e la disinformazione, in tempi così delicati, caratterizzati da una gravissima crisi economico-sociale in tutta Europa e dalle elezioni prossime venture, sia un fardello che non ci possiamo permettere, che cambia le regole della democrazia.

i media continuano a propinarci il concetto che il successo della Germania è dovuto alle riforme strutturali, in particolare del mercato del lavoro, che, secondo i soliti soloni del mainstream, i paesi PIIGS non avrebbero attuato, e qui starebbe il loro peccato originale.

Quello che invece tutti quelli un po' più avveduti sanno, è che il successo è dovuto si alle riforme, che però sono andate a scapito dei più deboli e che la Germania ha attuato una politica deflazionistica, tesa al controllo dell' inflazione mediante la compressione dei salari, in modo da poter praticare un mercantilismo spinto, in particolare verso il resto d' Europa.

Infatti da quando c'è l' euro, la Germania si trova costantemente in surplus commerciale, ma non un solo euro di questa ricchezza è entrato nelle tasche dei lavoratori, che infatti hanno visto ridursi il potere d' acquisto reale dei loro salari, di un 7% in dieci anni, mentre sono aumentati in maniera esponenziale i salari alti e altissimi e i profitti d' impresa.

Germania: report sulla povertà, prima censurato e poi scoperto

Esce allo scoperto uno report sulla povertà della Germania, censurato dal governo tedesco. Scottanti rivelazioni....

La storia la racconta il Business Insider. Nel settembre scorso, il ministro del Lavoro tedesco ha mandato un report dal titolo "Povertà e ricchezza" ai suoi colleghi di governo. Una ricerca consistente, di oltre 500 pagine, destinata a rimanere riservata tranne un riassunto finale.

Inutile dire che il documento è poi trapelato, e il contenuto è apparso scottante: descrive una realtà sociale che ogni anno si aggrava.

Nel 1998, ad esempio, il 50% più povero della popolazione tedesca possedeva il 4% della ricchezza, mentre il 10% più ricco possedeva il 45%. Nel 2008, il 50% più povero è arrivato a possedere appena l'1%, mentre il 10% più ricco ha toccato quota 53%.

Non solo: anche il numero dei poveri in Germania ha continuato a salire: nel 2008 il 15,5% dei cittadini, nel 2010 il 15,8. Tra coloro che vivono da soli, o tra i genitori single, arriva fino al 37%. La soglia di povertà in Germania è a 940 euro.

Ma la cosa più interessante è che il report è stato censurato nella versione consegnata alla stampa, e censurato sostituendo l'originale con balle belle e buone. Leggete questo scottante periodo:

"Mentre i salari più alti sono cresciuti negli ultimi 10 anni, quelli più bassi sono crollati. La forbice salariale è aumentata, e questo potrebbe urtare il senso di giustizia della gente e mettere a rischio la coesione sociale."

Decisamente troppo osé, e poi cosa penserebbero gli italiani che ritengono che l'operaio tedesco nuoti nell'oro nel Paese di Bengodi? Così, ecco la versione edulcorata per la stampa tedesca:

La discesa dei salari è l'espressione di miglioramenti strutturali del mercato del lavoro, e ha creato tante opportunità per i disoccupati.

Voilà, il solito blabla dei robi strutturali che suona sempre bene è servito. Poi si sono operati interi tagli, come la frase in cui si riportava: "Nel 2010 oltre quattro milioni di persone hanno lavorato per meno di 7 euro l'ora". Zac! Via, non si deve sapere.

Nel governo e nell'opinione pubblica tedeschi è scoppiato un bel cancan. D'altronde, non è bello che un governo tenti di nascondere la verità sotto il tappeto. In Italia, invece, neanche una parola: ciò che è davvero scottante, qui, non è che in Germania si pratichi la censura. E' che in Germania ci siano poveri, salari miserabili, rischio di crisi sociali. Quello proprio non si deve sapere.

crisis.blogosfere.it




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